La flora

L’alveo del fiume

Gli ambienti magredili

I saliceti

L’alveo del fiume

Il fiume dopo aver abbandonato definitivamente la zona prealpina sbocca in pianura e si espande in un gran conoide alluvionale, costituito da distese di ciottoli, ghiaia e sabbia. Questo paesaggio, conosciuto con il termine di “grave”, apparentemente inospitale e monotono è invece quanto mai tipico e ricco come componente floristica. Il Tagliamento con i suoi periodi di piena in primavera-autunno e di magra in estate-inverno crea, modifica e distrugge intere isole di ghiaia, formando così dei micro ambienti unici, dove una leggera elevazione può provocare un notevole calo d’umidità e una forte depressione può farla sensibilmente aumentare. In quest’ambiente, dove è richiesta una maggiore forza colonizzatrice, s’impiantano specie tipiche delle ghiaie (dette glareofite), come Leontodon berinii e Chondrilla condrilloides, due composite dai capolini gialli, le quali sono spesso accompagnate da altre specie pioniere come l’Epilobium dodonaei, Scrophularia canina, Chaenarrhinum minus, Tussillago farfara, Oenothera biennis, Echium vulgare e Petasites hibrydus. Talvolta, assieme a queste piante, possiamo incontrare specie che provengono dalla zona prealpina come Dryas octopetala, Knautia ressmannii, Biscutella levigata, Minuartia capillacea. Questo fenomeno, conosciuto come dealpinismo, è molto diffuso nei greti dei fiumi e torrenti prealpini, dove le acque diffondono i semi di specie montane più a valle.

Dove il fiume scorre in debole pendenza e con la complicità di qualche bassura possono formarsi piccoli stagni e zone paludose, di solito in prossimità di golene piuttosto tranquille, habitat ideale per la Typha latifolia, Lythrum salicaria e Sparganium erectum.

Gli ambienti magredili

Questi ambienti, tipici dell’alta pianura del Friuli, formati da praterie di tipo steppico con terreni piuttosto poveri e molto permeabili, sono quasi scomparsi in questi anni a causa dell’espansione delle coltivazioni, le quali, grazie alle moderne tecnologie riescono ad insediarsi anche in zone particolarmente “difficili”. Un tempo diffusi nel territorio tra Cellina-Meduna e Tagliamento, oltre che nel medio bacino del Torre, sono oggi presenti nelle vicinanze dei fiumi o dei greti.
Proprio qui, grazie all’intensa colonizzazione dello strato ghiaioso, la vegetazione diventa quella di un magredo di tipo primitivo con Globularia cordifolia, Matthiola carnica, Thesium divaricatum, Gymnadenia conopsea, Sanguisorba minor, Rhinanthus pampaninii, Centaurea dicrhoantha, Scabiosa graminifolia, Campanula sibirica, per poi trasformarsi in base all’evoluzione del terreno, in una prateria magra dove sono presenti Chrysopogon gryllus, Genista tintoria, Stipa eriocaulis, Carex humilis, Scabiosa graminifolia, Sesleria varia.

Nelle vicinanze di questi ambienti possiamo trovare l’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides), arbusto dalle radici profonde, capace di crescere in siti ricchi di sale ed apprezzato dagli uccelli per le sue bacche, ed il ginepro (Juniperus communis), pianta anch’essa capace di vivere in ambienti per così dire “estremi”: riesce, infatti, a sopportare bene siccità, freddo, gelo, e neve.

Sono presenti invece nelle zone sabbiose e umide, la canna del Po (Erianthus ravennae) e la canna domestica (Arundo donax) chiamata localmente “canna cargana” impiegata in passato per la costruzione di ceste, stuoie, canne da pesca e così via.

I saliceti

La vegetazione dei fiumi è direttamente o indirettamente condizionata dall’acqua: dove l’influsso di questa è preponderante, la vegetazione è esclusivamente erbacea, dove esso si attenua, le erbe cedono alle formazioni legnose dei salici.
Nell’ambito fluviale il saliceto rappresenta, in senso tipologico, la principale forma di vegetazione legnosa, ed in senso dinamico la forma più evoluta di vegetazione.
I salici rispondono con adeguati adattamenti alle continue variazioni del livello delle acque. Durante i periodi di magra, anche prolungata, l’esteso e profondo apparato radicale assicura un sufficiente assorbimento idrico. Le piene sono invece più selettive: infatti, lo strato d’acqua che ricopre il terreno può essere anche di un metro e oltre, con conseguente pericolo d’asfissia delle piante, mentre la furia meccanica della corrente può raggiungere livelli anche molto elevati. Al pericolo d’asfissia la pianta sfugge soltanto se la sommersione, perlomeno della parte aerea, è relativamente breve (l’apparato radicale è invece più tollerante, sviluppandosi normalmente in suoli scarsamente aerati). Al pericolo di sradicamento la pianta fa fronte sia con il potente ancoraggio al suolo offerto dall’apparato radicale, sia con la flessibilità e l’elasticità dei rami, i quali raggiungono il loro massimo d’efficienza durante il periodo di maggior crescita vegetativa, in primavera.
Plantula di salice bianco
Formazioni pioniere a salici colonizzano l’alveo del fiume e le sue isole golenali, in prima fila a scalare si trovano giovani plantule di pioppo nero (Populus nigra) e salice bianco (Salix alba), poi salici arbustivi: salice rosso (Salix purpurea), salice da ceste (Salix trianda), salice ripariolo (Salix elaeagnos) e salice dafnoide (Salix daphnoides).
Dove l’evoluzione naturale di questi ambienti non è minacciata dalle acque o “dalla mano dell’uomo” si formano delle boscaglie (in assenza di veri e propri boschi riparali) in cui predominano il pioppo nero ed il salice bianco, all’interno delle quali fanno la loro comparsa anche il pioppo bianco (Populus alba), l’ontano nero (Alnus glutinosa), l’esotica robinia (Robinia pseudoacacia), arbusti come il biancospino (Crataegus monogyna), il nocciolo (Corylus avellana), la sanguinella (Cornus sanguinea), il corniolo (Cornus mas), il ligustro (Ligustrum vulgare), il pallon di maggio (Viburnum opulus) ed in alcune località, specialmente nel medio tratto del fiume (ma molto localizzate anche più a valle) nell’alta pianura friulana, il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l’orniello (Fraxinus ornus), il tiglio (Tilia cordata), l’ontano bianco (Alnus incana). Spesso quest’equilibrio ecologico viene in qualche modo alterato dall’uomo (per esempio con le escavazioni o l’abbandono di rifiuti e detriti vari), s’insediano così numerose specie esotiche spesso “scappate” dai nostri giardini, tra cui la buddleia (Buddleja davidii), arbusto ornamentale d’origine asiatica, l’infestante indaco bastardo (Amorpha fruticosa), il caprifoglio giapponese (Lonicera japonica) e nelle zone più aperte il topinambur o girasole del Canadà (Heliantus tuberosus) e la Solidago gigantea.

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