Il fiume

Il corso

Il bacino idrografico e le sue principali caratteristiche

La storia

Cartina del bacino idrografico


Il corso di Daniele Bison

Il Tagliamento nasce presso il Passo della Mauria, 1195 metri di quota, sulle pendici del Monte Miaron, lungo lo spartiacque con il Piave. Fino a Forni di Sotto la sua valle è molto incassata e presenta una forte pendenza; solo in qualche tratto il letto si fa ampio ed alluvionato per allargarsi definitivamente solo a Socchieve, dopo aver aggirato con un'ampia ansa il Monte Corno. In questo primo tratto il fiume scorre ai piedi dei massicci dei Monfalconi e del Pramaggiore a sud e del Bivera e del Tinisa a nord, raggiungendo la sua massima pendenza pari al 24 per mille. Dopo Socchieve il letto si allarga progressivamente raggiungendo una larghezza media di 700 metri e assumendo la tipica conformazione a canali intrecciati, che accompagnerà il corso fino alla bassa pianura. Il Tagliamento scorre qui con direzione ovest-est sul fondo di un'ampia valle d'origine glaciale, fino alla confluenza con il torrente Fella, presso l'abitato di Carnia. In questo tratto il fiume riceve da sinistra le acque di quattro importanti affluenti: il Lumiei, il Degano ed il But, che provengono dalla Carnia, ed il Fella, appunto, che drena tutto il settore orientale del bacino. Caratteristiche principali di questi corsi d'acqua sono di avere un bacino idrografico di notevole superficie, un reticolo idrografico sviluppato e portate considerevoli. Il Fella in particolare, con il suo bacino di 700 kmq (pari ad un terzo dell'intero bacino tilaventino), è il maggiore affluente del Tagliamento. La sua cattura da parte di quest'ultimo avvenne durante l'ultima glaciazione, quando il Tagliamento abbandonò l'antico letto che passava per la valle dove ora si trova il lago di Cavazzo. Altri piccoli affluenti confluiscono nel Tagliamento: tra essi sono degni di menzione il Vinadia ed i Rivoli Bianchi di Amaro in sponda sinistra e l'Ambiesta, che alimenta l'omonimo bacino idroelettrico, in sponda destra.

Dopo la confluenza con il Fella, il Tagliamento aggira il Monte San Simeone, piega decisamente verso sud e sbocca nella Piana di Osoppo, dove anticamente si trovava un lago di origine glaciale riempito in seguito dalle alluvioni tilaventine. Qui una cospicua perdita sotterranea penetra nel materasso ghiaioso della Piana, dando così luogo a numerose risorgive che sono drenate principalmente dal Fiume Ledra. Deviato dalla morena, il Tagliamento si scava quindi un varco tra i pendii meridionali delle Prealpi Carniche ed il Monte Ragogna, affacciandosi sulla pianura attraverso la stretta di Pinzano: qui nel breve scorrere di 3 km, la larghezza del letto passa dai 1500 metri di Cornino ai 150 della stretta. In questo tratto il Tagliamento riceve sulla sinistra il Venzonassa ed il Pozzalons, che provengono dalla zona prealpina situata a nord di Gemona, e più a valle, di fronte a Cornino, il fiume Ledra: un cospicuo fiume di risorgiva recentemente fatto oggetto di lavori di bonifica idraulica e di captazione idrica.

Gli affluenti più importanti sulla destra idrografica sono il Leale, che raccoglie anche le acque provenienti dal lago di Cavazzo, e l'Arzino che, per ampiezza del bacino e apporto idrico, è uno dei maggiori affluenti dell'intera asta fluviale. Dopo aver attraversato la stretta di Pinzano, il fiume scorre tra i terrazzi digradanti dell'alta pianura allargando il suo letto fino a 2 km, mentre le acque sono progressivamente assorbite dal materasso ghiaioso. All'altezza dell'abitato di Cosa, dove il Tagliamento riceve le acque del suo ultimo affluente di destra, il Cosa appunto, il terrazzo sfuma e ad esso si affianca l'argine che accompagnerà il fiume fino alla foce.
Nei pressi di San Vito al Tagliamento il fiume attraversa la fascia delle
risorgive, vale a dire la zona di transizione tra le ghiaie dell'alta pianura e gli elementi fini (sabbia e argilla) della bassa pianura. E' questo un tratto di transizione anche per la morfologia fluviale, che passa gradualmente dalla conformazione a canali intrecciati su fondo prevalentemente asciutto e ghiaioso, tipico dell'alta e media pianura, a quella con letto meandriforme e portata costante tipica invece della bassa pianura a pendenza limitata. L'emersione della falda avviene tra Rosa e Carbona, prima con la formazione di lame d'acqua isolate, poi con corsi d'acqua persistenti che si uniscono in un'unica corrente nei pressi del ponte di Madrisio. Qui il corso, rimpinguato dalle acque del fiume Varmo, ultimo affluente del Tagliamento, si restringe fino a 150 metri e diventa più sinuoso. A Ronchis la sinuosità si accentua e il fiume assume quella conformazione meandriforme che lo accompagnerà fino alla foce, scorrendo quasi pensile sulla pianura bonificata. La foce è costituita da un delta formato negli ultimi otto secoli dalle sabbie trasportate dal Tagliamento stesso e che le correnti marine hanno distribuito ai suoi lati. Attualmente tali correnti fanno sì che il materiale trasportato si accumuli in prevalenza sul litorale veneto, fino all'altezza di Jesolo, provocando in tal modo l'avanzamento verso il mare di tale linea di sponda.


Il bacino idrografico e le sue principali caratteristiche
di Daniele Bison

Il bacino idrografico tilaventino, cioè il territorio in cui sono raccolte le precipitazioni che confluiscono nel fiume, ha un estensione di 2.293 kmq (corrispondenti a circa un terzo della superficie regionale) e coincide con la zona di alimentazione alpina e pralpina, che termina alla stretta di Pinzano. Oltre a questo punto, infatti, le acque del Tagliamento sono progressivamente assorbite nel materasso ghiaioso che costituisce l'alta pianura e vanno così ad alimentare la falda freatica circostante, mentre gli apporti idrici del torrente Cosa hanno una rilevanza minima e sono comunque limitati ai soli periodi di piena. Nella bassa pianura il bacino è difficilmente identificabile dato i complessi rapporti che il Tagliamento intrattiene con le falde artesiane ed i corsi d'acqua che scorrono paralleli ad esso. Il fiume Varmo, per esempio, più che un suo affluente, costituisce un ramo laterale: infatti , le sue cospicue portate sono debitrici delle acque disperse a monte nel sottosuolo dal Tagliamento stesso.
La piovosità media annua sul bacino tilaventino è pari a 2.013 millimetri, con punte fino a 3.600 millimetri nella zona dei monti Musi, a nord-est di Gemona. L'afflusso meteorico medio in un anno è di 4,7 miliardi di mc che, al netto delle perdite per infiltrazione ed evaporazione (25% del totale), determina una portata media annua di 92,5 mc/sec alla stretta di Pinzano e di 70 mc/sec alla foce. La differenza tra i due valori va naturalmenta imputata principalmente alle perdite, citate prima, che il fiume subisce nell'alta pianura. Il dato sulla portata media è comunque relativo: si deve tenere presente, infatti, che il Tagliamento è un fiume a spiccato regime torrentizio e che quindi le sue portate non sono mai costanti, poichè dipendono direttamente dagli andamenti delle precipitazioni che interessano il bacino. Durante l'anno si alternano periodi di magra, in cui non passano più di 20 mc/sec, a periodi di piena in cui le portate sono molto maggiori. Il ciclo ha una durata di circa trenta giorni.
Le piene maggiori, strettamente legate agli eventi climatici del bacino come dicevamo, si concentrano solitamente tra aprile e maggio e ottobre e novembre. La massima piena storicamente documentata fu registrata nel tristemente famoso novembre del 1966, quando la portata del fiume raggiunse i 4.000 mc/sec. Ugualmente disastrose furono, in un passato relativamente recente, le piene del 1823, del 1851, in cui fu distrutto per l'ennesima volta l'abitato di Rosa (S.Vito al Tagliamento), e del 1920.

Una caratteristica che distingue il contenuto delle acque tilaventine è data dall'elevata concentrazione di solfati in esse disciolti. Questi derivano dal dissolvimento dei gessi che si trovano nei bacini carnici, nella valle del But in particolare. Grazie a tale particolarità è stato possibile individuare e quantificare il contributo fornito dalle acque del Tagliamento alla formazione della falda freatica che permea l'alta pianura e che, di conseguenza, alimenta i corsi di risorgiva della bassa pianura. Le acque disperse nel sottosuolo dal fiume si dispongono in una formazione a triangolo che ha il vertice superiore a Pinzano e quelli inferiori a Palmanova e nella zona di risorgiva del fiume Sile (Casarsa della Delizia). L'entità della dispersione è pari a 6 mc/sec lungo la sponda destra e 24 mc/sec lungo la sponda sinistra: quest'ultima in gran parte alimenta le risorgive del fiume Stella, mentre la portata superstite scorre sotto le ghiaie del letto del fiume ed emerge gradualmente nella bassa pianura.

Si può avere un'idea dell'importanza del contributo fornito dal Tagliamento alla formazione delle falde se si tiene presente che nell'alta pianura posta tra il fiume ed il meridiano che passa per Udine, l'afflusso meteorico che alimenta le falde è di soli 18 mc/sec contro i citati 24 mc/sec provenienti dal Tagliamento stesso.

La storia di Severino Danelon

Per avere un'idea della storia del fiume Tagliamento dobbiamo retrocedere nel tempo, almeno al periodo delle glaciazioni. Ci sono stati periodi nei quali il golfo adriatico ed il mare si estendevano fino a lambire le Prealpi: allora i fiumi erano brevissimi, quasi torrenti, e scaricavano il loro materiale, soprattutto grossolano, direttamente in mare. Tale materiale, anche se coperto dall'acqua, si distribuiva sul fondo dove si formavano delle zone di deposizione ai lati della corrente. In altri periodi, invece, le acque si ritiravano e zone più o meno ampie del fondo venivano alla luce. Questo accadeva soprattutto durante le grandi glaciazioni, quando molta acqua rimaneva bloccata sotto forma di ghiaccio nelle calotte polari. In questi periodi i fiumi, alla perenne ricerca del mare, loro ultimo obbiettivo, si scavavano i letti sulle tracce preferenziali create dai loro stessi depositi. Si trattò di periodi molto lunghi e quindi i fiumi ebbero il tempo necessario per acquistare una propria fisionomia, differenziare le componenti fluitate (ghiaie, sabbie, argille, limo) e quindi distribuire questi materiali in percentuali diverse lungo il percorso. Ciò comportò anche una differenziazione dello stato del letto e delle rive. Ci fu un periodo, durante una glaciazione, di forte regressione marina (cioè il ritiro delle acque) in cui il Po sfociava a livello di Ancona e tutti i fiumi della Padania orientale si congiungevano ad esso dopo un percorso molto più lungo, ovviamente, di quello attuale. In questo quadro si inserivano i ghiacciai che, con le loro lingue estreme, dopo aver modellato le valli, depositavano al loro sbocco grosse masse di detriti incoerenti che in parte andavano a costituire le morene e in parte si distribuivano nella pianura. Il mare, in seguito, nel Postglaciale, riconquistò posizioni simili a quelle attuali sommergendo così un paesaggio che solo in qualche angolo dell'adriatico ha lasciato le sue vestigia. Si giunse in tal modo alla formazione delle ampie pianure veneto-friulane con substrato per lo più ghiaioso, delle zone costiere paludose sorrette da substrati argilloso-limosi e, infine, delle dune sabbiose, a carattere relativamente arido e temofilo, caratterizzate dalla presenza di vegetazione mediterranea. I fiumi, il cui corso si accorciò a causa del fenomeno di avanzamento del mare (trasgressione marina), cominciarono ad assumere l'aspetto attuale.

E' difficile, oggi, valutare realisticamente la situazione che si presentava quando il Tagliamento era libero di spostare il suo letto, di espanderlo e di restringerlo: oggi che arginature ed opere idrauliche lo hanno costretto entro schemi fissi di percorso. In certi tratti, però, l'uomo non ha potuto molto e allora qui il fiume vive ancora relativamente indisturbato. Un esempio lo riscontriamo nelle grandi distese ghiaiose, dove le acque montane passano creando e distruggendo isole di ghiaia che dall'oggi al domani possono nascere e scomparire.


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